Se uno ha il coraggio di avventurarsi nella soffitta buia di quella magione vittoriana che è la letteratura del brivido e va a frugare tra le righe di una vecchia traduzione impolverata, può avere la fortuna di trovare qualcosa di veramente insolito.

La Casa della Bestia (The cellar) è una romanzo dell”orrore edito negli States nel 1980, e rappresenta il battesimo del fuoco e del sangue di Richard Laymon. Primo episodio di una quadrilogia di grande successo, si distingue per la scrittura cinematografica dai ritmi velocissimi ed il setting delirante; il tutto colorato dal rosso scarlatto degli omicidi e delle morbose violenze sessuali.

Uscito in Italia nella collana Urania e poi riproposto da Fanucci a distanza di un decennio, racconta la storia di una grottesca attrazione turistica, un museo degli orrori realizzato dentro una casa dove è avvenuta una serie di terribili omicidi. La casa della Bestia. Là è morta della gente, ed è morta male, squarciata da artigli come lame di rasoio, dilaniata, si dice, da un misterioso mostro cannibale che ancora infesta l’abitazione dopo il calar del sole ed aggredisce chiunque gli capiti a tiro.

Dopo l”uscita del volume edito da Fanucci di questa bestia si sono perse completamente le tracce, gli altri volumi della saga non sono mai stati pubblicati in Italia e la quadrilogia è rimasta definitivamente orfana con la prematura scomparsa di Laymon avvenuta nel 2001. La letteratura è fatta così, puoi riesumare soltanto con una riedizione mentre il cinema ha lo strumento del remake, capace di annullare la distanza culturale imposta dallo scorrere del tempo. Per quanto si sia ipotizzata, e la ipotizzava Umberto Eco per il Conte di Montecristo, una ritraduzione-adattamento che limasse le ridondanze donandogli nuova freschezza, non c’è stato nessun Frankenstein, nessun Herbet West che abbia cercato di donare nuova vita a questa saga del brivido per riproporcela in lingua italiana. Sappiamo solo che qualcuno aveva deciso di scontrarsi faccia a faccia con l’incubo per farla finita una volta per tutte, abbiamo visto il destino dei personaggi, ma cosa sia accaduto dopo nella casa per i lettori italiani è rimasto un mistero. E credo valga la pena di scoprirlo perché, anche se Laymon gioca molto con gli ingredienti di genere e utilizza clichés, il sottotesto freudiano contribuisce a creare atmosfere suggestive costruite grazie anche ad una tecnica narrativa che impiega immagini molto forti.

L’inquietante casa vittoriana, il mostro in cantina, il setting museale con le macabre statue di cera che ricreano la scena del massacro dipingono scene così vivide e allucinate da sembrare una pellicola di Lucio Fulci. Dentro alla Casa si annida un pericolo mortale, ma i personaggi non possono fare a meno di girargli intorno come falene attirate da una griglia elettrificata andando incontro ad un destino inevitabile. Quella che sembra stupida incoscienza è in realtà pulsione irrefrenabile, un gorgo che li attira per confrontarsi con l’incubo ed arrivare ad una risoluzione, sia anche l’annullamento.

In effetti Donna, Judge ma soprattutto Larry, che ha visto i propri amici dilaniati dalla creatura vogliono riscatto, c’è un qualcosa di irrisolto, un conto in sospeso con la loro esistenza. E l’epilogo può essere soltanto la resa dei conti.

E dunque entrate nella Casa della bestia, abbandonate la speranza e sospendete il giudizio dopo aver stretto un patto narrativo scritto col sangue con uno dei più prolifici autori di “popcorn horror”. Se sarete capaci di guardare oltre i quarant’anni che ci separano dalla prima edizione di questa storia, perdonare stereotipi, ingenuità e scene erotiche a volte un pò gratuite, sotto le incrostazioni del testo troverete un gioiellino della scrittura di genere all’americana. E forse potrete vederla anche voi, la Bestia!

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